domenica 8 marzo 2009

Donne, ma quale festa?

Donne, ma quale festa?
Se la parità è ancora un miraggio, per il momento si celebra il rito consumistico tra mimose, cene tra amiche e spogliarelli. Ma che c'avremo da festeggiare noi donne? Tutto il giorno a lavorare, spesso il doppio degli uomini per far capire al capo (uomo) che non siamo delle minus habens. E una volta tornate a casa di stendersi sul divano almeno 5 minuti non se ne parla. Varcata la soglia del «focolare domestico» inizia il doppio lavoro per nulla remunerato e assai faticoso. Elmetto in testa e spray urticante in mano, poi, quando usciamo per strada. Che la violenza, lo stalking, sono sempre dietro l'angolo. I carnefici agli arresti domiciliari o, peggio, liberi. Le vittime con la vita distrutta.
Ci dite cosa ce ne facciamo di tutte queste mimose che ci vengono offerte dall'altra metà del mondo il giorno dell'8 marzo? A maggior ragione ora che ci vengono a dire che dobbiamo lavorare sino a 65 anni, senza tener conto che la giornata delle donne dura ben più di 24 ore... Dovremmo fare un manifesto, allora, delle parole del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni che la festa della donna vuol sostituire con la più moderna e sensata «festa del merito e della solidarietà tra uomini e donne». Allora addio mimose, scegliamoci pure un altro fiore magari meno «invadente» in quanto a profumo. E tra una cena con le amiche e uno spogliarello maschile (ahimé), come dice ancora la Meloni: evitiamo di «cadere nella trappola di omologarci agli uomini» sulla strada dell'emancipazione.

Siamo troppo poche nei posti che contano, è vero. E l'ha sottolineato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri al Quirinale in occasione della celebrazione dell'8 marzo che ha visto, tra l'altro un cambio della guardia tutto al femminile. La violenza sessuale contro le donne è un'infamia. A prescindere da quale sia la nazionalità del carnefice o della vittima. E la lotta per difendere i diritti dell'universo femminile va combattuta nel rispetto della Costituzione. Così ha parlato il Capo dello Stato aggiungendo che è grazie alla Costituzione che «i valori più preziosi per le donne» come l'emancipazione, la libertà, l'uguaglianza e il pieno riconoscimento dei meriti sono diventati principi e poi diritti.

È vero, ammette Napolitano, che si stanno facendo «passi in avanti nel reagire ad ogni sorta di violenza contro le donne e ad ogni sorta di pratica lesiva della loro dignità», le donne, comunque, sottolinea il Presidente, non sono solo vittime di violenze, stupri, molestie e vessazioni, ma anche di disparità di trattamento sul lavoro e da un punto di vista salariale. E in un momento come questo della crisi finanziaria ed economica, «che dà segni piuttosto di ulteriore aggravamento che non di allentamento», «non possiamo non chiederci quanto rischi di essere particolarmente colpito il lavoro femminile: tema sul quale ancora non si vede concentrarsi abbastanza l'attenzione, la riflessione e l'impegno».
Non vogliamo pensare, però, nel prossimo futuro, di leggere dati statistici a conferma del fatto che se c'è da tagliare, le prime a saltare possano essere le donne. Sul fronte violenza, intanto, che sta diventando negli ultimi tempi, caldissimo, soprattutto nelle grandi città, quest'anno la Giornata internazionale della donna Unicef si occupa proprio del problema che «disonora il mondo: ogni giorno le donne e le ragazze affrontano violenze domestiche, sfruttamento e abuso sessuale, la tratta di esseri umani», dice il direttore generale dell'agenzia Onu Ann M. Veneman che aggiunge: «questi crimini restano impuniti». Lasciateci dire che la vera mimosa, da parte dell'universo maschile, sarebbe quella di sotterrare l'ascia di guerra e smettere di usare ogni tipo di violenza nei riguardi delle donne.

martedì 3 marzo 2009

Alcune cifre…

Al centro della campagna, lanciata nel contesto dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, per sensibilizzare al problema della disparità salariale, discuterne le cause e i modi di risolverlo, c’è il semplice concetto di “stesso guadagno per un lavoro dello stesso valore”. La Commissione europea ha lanciato questa campagna in tutta l’UE contro le disparità retributive tra uomini e donne. Complessivamente, nell’intera economia europea, le donne guadagnano in media il 17,4% in meno degli uomini.
“La disparità retributiva tra i sessi ha svariate cause e richiede soluzioni a più livelli. Per affrontarla occorrono iniziative in tutti le direzioni e l’impegno di tutte le parti interessate, dai datori di lavoro e dai sindacati alle autorità nazionali e ai singoli cittadini. La campagna mira a informare sui motivi per cui le donne in Europa continuano a guadagnare meno degli uomini (e in misura così ampia) e su quanto è possibile fare in proposito” ha affermato Vladimír Špidla commissario UE alle pari opportunità. Ed ha aggiunto: “In questo momento della nostra vita economica, la parità tra uomini e donne è più importante che mai. Solo se raccogliamo il potenziale di tutti i nostri talenti possiamo fare fronte alla crisi”.
Lo stesso salario per lo stesso lavoro è uno dei principi fondanti dell’Unione europea. Sancito dal trattato di Roma del 1957, era già stato al centro di una direttiva del 1975 che proibiva qualsiasi discriminazione tra uomini e donne in tutti gli aspetti legati alla retribuzione per lo stesso lavoro o per un lavoro avente lo stesso valore. Grazie all’efficacia della legislazione europea e nazionale sulla parità salariale sono perciò diminuiti i casi “semplici e visibili” di discriminazione diretta, come le differenze salariali tra uomini e donne che svolgono esattamente lo stesso lavoro, hanno esperienza e competenze identiche e danno le stesse prestazioni. Ma perché, allora, nella UE esiste sempre una disparità retributiva del 17,4%?

La disparità retributiva tra i sessi è la differenza tra la retribuzione media oraria delle donne e quella degli uomini, prima delle imposte, nell’insieme dell’economia. Essa riflette le discriminazioni e le disuguaglianze attualmente esistenti sul mercato del lavoro e che, di fatto, colpiscono soprattutto le donne. Spesso, ad esempio, il lavoro delle donne è visto come meno prezioso del lavoro degli uomini e spesso le donne lavorano in settori le cui retribuzioni sono, in media, inferiori a quelle dei settori in cui lavorano gli uomini: le cassiere di un supermercato guadagnano di solito meno dei colleghi magazzinieri.
La disparità salariale, riducendo reddito e pensioni durante la vita attiva delle donne, causa poi povertà in età avanzata. Il 21% delle donne di oltre 65 anni d’età rischia la povertà, contro il 16% degli uomini.

La campagna mira a rendere più consapevoli di questa disparità e dei modi per affrontarla.

Per raggiungere cittadini, datori di lavoro e lavoratori, la campagna promuoverà pratiche esemplari che abbiano affrontata in Europa la disparità salariale e distribuirà una “cassetta degli attrezzi” della campagna destinata a datori di lavoro e sindacati, a livello nazionale ed europeo. Altre iniziative riguarderanno il lancio di un sito Web, la pubblicità sulla stampa europea e la diffusione di manifesti.
Essa è un risultato della comunicazione sulla politica della Commissione del 2007 nel campo della disparità retributiva che ne analizzò le cause e individuò una serie di linee di condotta a livello UE. La comunicazione sottolineava la necessità di una sensibilizzazione nel campo della disparità retributiva e dei modi per combatterla agendo a tutti i livelli, insieme a tutte le parti interessate ed esaminando ogni possibile contributo.


Relazione annuale sulla parità
La relazione del 2009 sulla parità tra le donne e gli uomini – anch’essa presentata oggi dalla Commissione europea - conferma che nonostante taluni progressi in materia di pari opportunità, permangono lacune significative in vari settori. Pur aumentando costantemente il tasso d’occupazione femminile negli ultimi anni (58,3%, contro il 72,5% per gli uomini), le donne lavorano a orario ridotto più spesso degli uomini (31,2%, contro 7,7% per gli uomini) e predominano in settori in cui i salari sono inferiori (oltre il 40% delle donne lavora nella sanità, nell’istruzione e nella pubblica amministrazione – il doppio degli uomini). Le donne rappresentano però il 59% di tutti i nuovi laureati.

Donne e uomini nel processo decisionale
Intanto, una nuova indagine effettuata per la Commissione conferma che le donne sono drammaticamente sottorappresentate nei vertici decisionali dell’economia e della politica europea. Le banche centrali di tutti i 27 Stati membri dell’UE hanno un governatore maschio. La sottorappresentazione delle donne ai livelli superiori è aumentata nelle grandi imprese: lì, quasi il 90% dei membri dei consigli di amministrazione delle principali imprese (le “blue-chip” dei listini di borsa) sono uomini - cifra a mala pena migliorata negli ultimi anni.

La percentuale delle donne tra i membri dei Parlamenti nazionali (Camera unica/bassa) è aumentata della metà circa nell’ultimo decennio (dal 16% nel 1997 al 24% nel 2008). Il Parlamento europeo è appena sopra questa cifra (31% di donne). Nei governi nazionali, la proporzione tra ministri uomini e ministri donne è in media di 3 a 1 (donne 25%, uomini 75%).